Non sei libero di fare Revenge Porn*

Negli ultimi mesi il fenomeno del Revenge Porn si è intensificato. Non sei liberə* sensibilizza sul tema, con un linguaggio a portata di tutti. Un linguaggio social, in tutti i sensi.
Ciao! Sono Filippo 🌈 Un semplice studente che ama la tutto quello che è tecnologico e (anche) i videogiochi. Non fatemi mancare la tecnologia e il divertimento. E anche il cibo.

Sicuramente avrete sentito parlare negli ultimi mesi del Revenge Porn, un fenomeno per niente positivo dove vengono condivise le immagini intime di una persona per vendicarsi (da qui il termine “Revenge”). Ecco, tutto questo negli ultimi mesi si è intensificato, e negli ultimi giorni i gruppi Telegram di Revenge Porn sono riemersi su Twitter.

Partiamo dall’inizio

La questione dura da diversi mesi. Già ad Aprile 2020 se ne era parlato (noi non esistevamo ancora) e purtroppo siamo di nuovo qui, punto e a capo. Secondo i dati di Permessonegato riportati da Wired, da febbraio 2020 a novembre 2020 i gruppi Telegram aventi questo scopo sono passati da 17 ad almeno 89. All’interno di questi circoli virtuali vengono scambiate moltissime informazioni, in primis foto e video intimi di altre persone e a seguire nomi, cognomi e addirittura contatti. 

Come abbiamo detto, ad Aprile dello scorso anno era esplosa la bomba che ha fatto parlare di questi gruppi, ma il fenomeno si è intensificato negli ultimi mesi. C’è chi, come Permessonegato, si schiera con le vittime di questi atti e chiede quindi la chiusura dei gruppi, ma per ogni canale chiuso se ne aprono di nuovi.

Si ricomincia

Negli ultimi giorni su Twitter alcune ragazze hanno scoperto che le loro foto circolavano all’interno dei canali Telegram. Per rispettare queste ragazze non indicheremo nessun handle (=username, nome utente) e non condivideremo nessuna foto.

Nei casi segnalati, gli autori del fatto hanno preso le foto dai social e le hanno condivise, ma c’è anche chi commette il reato del Revenge Porn (vendetta porno), che consiste appunto nel condividere contenuti intimi di una persona. “Chi ha dodicenni?”, “Scambio pedo”, “Mentre il 90% mette merda, io metto una bella tredicenne”: questi sono solo alcuni dei messaggi che Wired ha riportato nella sua inchiesta.

Questi contenuti, una volta pubblicati, iniziano a girare a dismisura: basti pensare che il gruppo più importante (molto probabilmente chiuso dalla piattaforma) riporta oltre 43 mila iscritti (fonte Wired). Purtroppo questi video arrivano anche a conoscenti o magari datori di lavoro della vittima e questa ne subisce le conseguenze.

É il caso della maestra di Torino, licenziata perchè i suoi video sono stati messi in rete da qualcun altro. 

Sensibilizziamo, con un linguaggio semplice.

Per fortuna c’è chi sensibilizza su questo tema. Non sei liberə*, una pagina Instagram da circa 8700 followers, lo fa.

Il progetto nasce in seguito allo scandalo di Aprile e continua ancora oggi con un obiettivo ben preciso: evidenziare le conseguenze delle azioni legate al Revenge Porn, ma anche promuovere una cultura positiva e responsabile sul web.

Il Revenge Porn è punito dalla legge con una pena da uno a sei anni di carcere e una multa da 5mila a 15mila euro. Per informazioni sulla legge dedicata, vi invitiamo a leggere l’articolo di Wired dedicato.

Tutto questo è molto simile al messaggio che vogliamo comunicarvi attraverso il blog: la tecnologia ci permette di fare grandi cose e anche di fare del bene se usata nel modo corretto. 

Perché, appunto, la tecnologia può fare del bene. Basta saperla usare correttamente.


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